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Tutti vogliono il traguardo. Pochi vogliono il percorso.
Perché siamo diventati bravissimi a desiderare, e sempre meno bravi a stare nella realtà
La maggior parte delle difficoltà professionali nasce da qui: siamo diventati bravissimi a desiderare, e sempre meno bravi a stare nella realtà.
È vero per la maggior parte di manager, collaboratori e freelance.
Cambia solo la forma di ciò che si desidera.
I manager, ad esempio sognano in grande. Troppo in grande.
Lo vedo spesso: parlano di visione, leadership, crescita.
Vogliono essere riconosciuti, sentirsi all’altezza. Contare di più.
Ma spesso questi “sogni da manager” hanno poco contatto con:
la reale maturità del team,
la reale struttura dell’azienda,
la reale fatica che serve per portare avanti una direzione,
la reale responsabilità che comporta una guida.
Sono sogni ego-riferiti. Non sono cattivi, ma risultano essere scollegati da ciò che realmente gli sta accadendo attorno.
I collaboratori invece, seppur con sogni di dimensioni più piccole confronto ai manager, anch’essi risultano essere “poco aderenti” alla realtà effettiva delle cose e denotano (il più delle volte) una scarsa visione di insieme.
“Voglio guadagnare di più”
“Voglio lavorare meno ma ottenere di più.”
“Voglio un ambiente perfetto.”
Desideri legittimi, se presi singolarmente.
Ma c’è un problema:
non hanno nulla a che vedere con il campo da gioco reale.
Sono sogni capricciosi, privi di aderenza.
È come desiderare i muscoli senza allenarsi, o la forma fisica senza cambiare stile di vita.
Negli ultimi anni abbiamo confuso due cose che non andrebbero mai confuse:
la fatica inutile: caos, attriti, confusione, riunioni senza senso.
la fatica necessaria: disciplina, responsabilità, tentativi, errori, apprendimento, costanza.
La prima va eliminata. La seconda va allenata.
Ma oggi le persone vogliono togliere entrambe.
Come se la crescita potesse arrivare senza:
attraversare il disagio operativo,
ripetere ciò che annoia,
mettersi alla prova,
tollerare frustrazione e incertezza,
imparare ciò che non si sa,
accettare ciò che manca.
È come se ognuno vivesse il proprio film. E quando ciò accade, nel lavoro, solitamente si va incontro a:
i manager chiedono l’impossibile,
i collaboratori chiedono il paradiso,
le startup vivono nella fantasia,
le PMI cercano scorciatoie,
i freelance sognano case senza fondamenta.
Nessuno vede più il “campo da gioco”, nessuno vive nella realtà dell’azienda.
Tutti inseguono la sensazione, pochi inseguono il risultato.
Eppure il lavoro, quello vero, ha delle leggi semplici.
Sono poche, elementari e dure.
Ma sono vere:
Non puoi crescere senza fatica.
Non puoi ottenere senza dare.
Non puoi guadagnare senza produrre valore.
Non puoi evolvere senza disciplina.
E ancora:
Non puoi essere visto se non ti esponi.
Non puoi diventare bravo senza attraversare ciò che non ti piace.
Non puoi essere libero senza responsabilità.
Non sono leggi morali. Sono leggi operative.
Il problema reale non sta nell’ ambizione o nella motivazione.
E non consiste nemmeno ne “la nuova generazione” oppure la cultura aziendale (a volte).
Il problema vero è questo: le persone hanno perso aderenza alla realtà del lavoro.
Il sogno è diventato un anestetico, la fatica un nemico, la realtà un fastidio.
Ma la performance, la vera performance, nasce esattamente lì:
nel contatto adulto con il limite.
È per questo che il compito di un’azienda sana (e di un professionista sano) non deve essere quello di motivare, di proteggere e di coccolare. Non dovrebbe essere nemmeno quello di ispirare.
Ma deve essere quello di riportare le persone nel campo da gioco:
nella realtà dei ruoli,
nella realtà dei numeri,
nella realtà della fatica che serve,
nella realtà delle conseguenze,
nella realtà dei comportamenti,
nella realtà del lavoro.
E farlo con equilibrio, non con durezza o con paternalismo.
Perché la dura verità è questa:
Tutti vogliono il traguardo. Pochi vogliono il percorso.
E nel percorso c’è la parte più difficile.
Ma anche la parte che fa crescere, quella che ti fa diventare davvero bravo. Davvero maturo. Davvero libero.
Il sogno dà la direzione. La realtà dà la struttura. La fatica dà il risultato.
Tutto il resto è rumore.
Nel lavoro quotidiano, confusione, aspettative irrealistiche e attriti non affrontati finiscono spesso per allontanare le persone dalla realtà operativa.
È lì che nascono molti problemi di performance: non per mancanza di impegno, ma per scarsa aderenza tra ciò che si chiede e ciò che è realmente sostenibile.
Con Balance lavoriamo su questo.
Aiutiamo professionisti, team e aziende a riportare chiarezza e responsabilità nei contesti di lavoro, intervenendo dove la distanza tra intenzioni e comportamenti diventa un problema concreto.