Performance
Non puoi lasciare i problemi a casa
Perché ignorare lo stato emotivo delle persone rende tutti meno efficaci
Ognuno di noi avrà sicuramente sentito dire almeno una volta:
“Quando entri a lavoro, devi lasciare i problemi personali a casa”.
Per molto tempo sono stato anch’io un sostenitore di questo dogma.
Mi sembrava sensato. Lineare. Professionale.
Poi ho iniziato ad approfondire studi legati alle neuroscienze e al comportamento umano.
Ed è stato lì che ho compreso e scoperto dinamiche di cui non ero a conoscenza, che hanno ribaltato completamente questa credenza della quale anch’io ero figlio.
Quello che ho scoperto è che lasciare i problemi a casa è biologicamente impossibile.
Non solo, forzarsi nel farlo peggiora in modo significativo la performance.
Il cervello non funziona a compartimenti stagni.
Gli eventi che caratterizzano la nostra vita privata e che sfociano in stress, conflitti, preoccupazioni e tensioni non restano “fuori” quando varchiamo la porta dell’ufficio.
Questo perché quegli eventi modificano il nostro stato interno.
Agiscono sul sistema nervoso e sul sistema ormonale: cortisolo, adrenalina, dopamina, serotonina.
E uno stato ormonale alterato cambia il modo in cui:
prendiamo decisioni
reagiamo agli stimoli
comunichiamo
manteniamo l’attenzione
tolleriamo l’errore
In altre parole: cambia il nostro modo di lavorare.
Puoi anche decidere di “non pensarci”, ma ciò che quei problemi hanno già avviato dentro di te resta attivo.
Per un motivo molto semplice: non puoi lasciare il cervello sul comodino e andare a lavoro.
Il vero errore non consiste nell’avere un carico emotivo elevato, ma nel fingere che non esista.
Qui serve fare una distinzione importante.
Dire che i problemi personali influenzano il lavoro non significa:
giustificare qualsiasi calo di performance
deresponsabilizzare le persone
trasformare il lavoro in uno spazio terapeutico
Significa riconoscere una realtà di funzionamento umano.
Perché quando una persona si forza a “tenere tutto fuori”:
consuma energie cognitive
aumenta la tensione interna
riduce la lucidità
perde capacità di adattamento
Il risultato è paradossale: nel tentativo di essere “professionali”, si lavora peggio.
La performance non migliora con la negazione.
Migliora con la gestione.
Il punto fondamentale è che la responsabilità dell’individuo resta centrale.
Il fatto che non si possano lasciare i problemi a casa non è una scusa.
È una responsabilità.
Ogni individuo dovrebbe avere il compito di:
riconoscere il proprio stato
capire come questo influisce sul lavoro
imparare a gestire, modulare e contenere
non scaricare sugli altri ciò che non sta gestendo
Essere professionali non significa essere neutri, significa essere consapevoli e governarsi.
La maturità non è “non sentire nulla”.
È sapere cosa stai sentendo e non lasciare che guidi tutto.
Allo stesso tempo, anche la leadership aziendale ha una responsabilità reale nei confronti dell’individuo.
Dall’altro lato, infatti, c’è un errore altrettanto diffuso: pensare che le persone arrivino al lavoro “in condizioni standard”.
Un manager che ignora lo stato psicofisico delle persone:
non è più esigente
non è più forte
non è più orientato ai risultati
È semplicemente meno efficace.
La leadership non serve a “curare” le persone.
Serve a creare un contesto che non peggiori il loro stato interno e, quando possibile, lo stabilizzi.
In pratica significa lavorare su:
chiarezza di ruoli e aspettative
prevedibilità
coerenza
comunicazione pulita ed efficace
Un buon contesto non elimina i problemi personali, ma evita di sommarne di nuovi inutilmente.
E questo fa una differenza enorme sulla performance.
La performance, infatti, nasce dall’equilibrio, non dalla finzione.
Le persone performano meglio quando:
non devono fingere di essere altro
non sono costrette a reprimere continuamente
sanno cosa è richiesto loro
sentono un perimetro chiaro
possono gestire il proprio stato senza vergogna
La performance non nasce dalla durezza, nasce dall’equilibrio.
Un equilibrio fatto di:
responsabilità individuale
contesto sano
contatto con la realtà
In sintesi, i problemi personali non si possono sempre lasciare a casa.
Ma si può imparare a non farli governare il proprio lavoro.
E le aziende non possono ignorare lo stato delle persone, ma possono smettere di peggiorarlo.
La vera professionalità non è la negazione: é la gestione.
Ed è lì che nasce una performance vera, continua e duratura.
Molti problemi di performance non nascono da mancanza di competenze,
ma da contesti che non tengono conto di come funzionano davvero le persone.
Con Balance lavoriamo proprio su questo:
aiutiamo individui, team e aziende a ritrovare equilibrio, chiarezza e performance, riducendo gli attriti inutili e riportando il lavoro a contatto con la realtà.
Se senti che nel tuo ambiente o nel tuo modo di lavorare, qualcosa non sta funzionando come dovrebbe, forse non serve “fare di più”, ma capire meglio cosa sta succedendo.
Il primo passo è quello di prenotare una diagnosi gratuita.